PUNTOACAPO

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Parole in libertà
view post Posted on 28/7/2008, 23:38Quote

*Maan*

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 22/10/2009, 11:09


Mi piace scrivere, ma i miei non sono sempre racconti (anzi, non lo sono quasi mai).. nè, quando scrivo in versi, ho mai pensato di essere in grado di fare poesia.
Mi piace scrivere per dire delle cose.. e, incostante come sono, scrivo quasi sempre di getto.

Questo è dello scorso anno:

L'ESSERE (IM)PERFETTO

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L'uomo è la creatura che ricava la sua perfezione poetica proprio dall'essere evidentemente imperfetto.
E' limitato in ogni senso, in ogni aspetto del suo essere. Eppure la sua anima, fin dalla nascita di ognuno di noi, agogna ad una perfezione che il suo spirito "divino" conosce, ri-conosce, desidera con tutte le sue forze.
Da bambino si rifugia in un mondo di fantasia, in cui le creature magiche dei suoi sogni lo confortano nelle notti in cui i tuoni terrorizzano la sua piccola anima inconsapevole, spaventata dall'ignoto.
Da adolescente sogna l'amore che vede nei film, che ascolta nelle canzoni, e quell'amicizia che crede, ogni volta, di trovare per sempre.
Poi diviene adulto... e per un lungo attimo, e talvolta purtroppo per tutta la vita, il suo bisogno di restare a galla lo costringe a sopravvivere e a dimenticare quell'ansia di infinita perfezione, che ormai sa non essere a lui concessa.
Sa che invecchierà... e la sua bellezza, se c'è mai stata, comincerà a sfiorire come quella di una rosa che vive solo un attimo.
Sa che un giorno morirà... e questa è la più grande e inaccettabile delle imperfezioni.

L'uomo è quindi infelice per definizione.. perchè è l'unico animale che conosce tutti i suoi limiti e che si sforza, per tutta la vita, di accettarli, senza tuttavia poterci riuscire mai.
Ma è proprio questa sua assoluta e totale imperfezione, è questa sua disperata consapevolezza, a farne l'essere poeticamente perfetto.
Sospeso, in ogni epoca storica, a metà tra terra e cielo, si dibatte fra speranza e sconforto, alla ricerca di una luce, che a volte trova, a volte perde.
Scrive poesie sublimi, compone musica celestiale, esprime con un libro o con un film la sua infinita percezione di ciò che è bello e perfetto... ma allo stesso tempo fa i conti con la fame, con la sete e con tutti gli altri suoi limiti fisiologici, fino appunto alla malattia e alla morte.
E' l'essere che ha in sè la perfezione in potenza, ma non la raggiungerà mai in atto.

Eppure... chi di noi trova poetica la perfezione in atto? Nessuno.
Nessuno trova poetica la "divinità", intesa non come entità religiosa, ma come categoria filosofica della "completezza".
Troviamo, invece, sicuramente poetico l'eroe greco, il semidio, quello che, nato da una divinità e da un essere umano, aspira per tutta la vita ad una condizione divina che non raggiungerà mai... mentre nulla di poetico vediamo in Zeus o in Afrodite, esseri beati e immortali, noiosi nella loro assoluta, bellissima perfezione.
Anche nell'amore, in fondo, è un po' così (non è un caso che la parola greca "eros" significhi, con una lieve differenza di scrittura, sia "eroe" che "amore"): un amore che diventa perfetto, raggiunge la totale bellezza e perde la poesia dell'impossibile, smarrisce la mancanza di quella condizione "divina" che ama farsi desiderare senza che debba essere mai raggiunta. E proprio in questo sta lo struggimento poetico del non-avere, del non-possedere, del non-raggiungere.

Blade Runner è un film che parla di replicanti, di androidi creati dall'ingegneria genetica e programmati per morire dopo cinque anni dalla loro "nascita", prima che possano sviluppare emozioni "pericolose" per gli umani.
I replicanti rappresentano l'estremizzazione della condizione umana: esseri apparentemente perfetti, ma soggetti a una data di scadenza.
Rachel, però, è diversa: la sua data di scadenza non è stata programmata... è quindi totalmente "umana" perchè, come noi, sa che morirà, ma non sa quando.
Deckard, il blade runner che dovrebbe ucciderla, non sa ancora che Rachel potrebbe vivere ancora per molti anni, crede che lei stia per "scadere", ma ciò nonostante, se ne innamora... e nell'abbandonarsi dei due a un sentimento non previsto e senza futuro, c'è tutta la poesia dell'impossibile, il bisogno di afferrare e di stringere, quasi con violenza, ciò che non sarà mai davvero nostro: c'è proprio tutta la "perfezione dell'imperfezione":



Questo, invece, è di parecchi anni fa:

BAGLIORI

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Qualcosa ancora brilla, in lontananza.
Intorno a me sabbia, solo sabbia.
Della mia navicella, solo un frammento, grande non più della mia mano.
Nessun rumore, nessuna voce.
Che mondo sarà mai questo, abitato dal silenzio e ricoperto soltanto da una sabbia così sottile e così calda?
Su che pianeta sono finito?

Mi ricordo spazio, spazio interminabile... stelle, luci incomprensibili, gioia, paura, silenzio.
Cosa cercavo? Quale intricato mistero cercare di svelare agli altri e a me stesso?
La vita, la sua origine o la sua infinitesima collocazione in un ordine incomprensibile?
Non ricordo.

Dalla sabbia, a qualche metro da me, sembra si stia sollevando qualcosa. Oddìo, cos'è?
Un tetto.
Il tetto di una casa emerge lentamente... ed eccola tutta: è una casa chiara, ha la porta e le finestre marroni, somiglia a tante altre case.

Dalla porta esce una donna: ha uno sguardo dolce e stanco... mi sembra di conoscerla.
Mi si avvicina... mi accarezza il viso, mi bacia le labbra, il collo.
Io la abbraccio forte, la stringo: provo per lei una strana tenerezza, mi sembra di averla amata, un tempo, chissà...
Improvvisamente mi accorgo che piange, in silenzio.
Dolci lacrime solcano le sue guance... e io le bacio, con amore.
Chiudo gli occhi per un attimo, assaporo le sue lacrime sulle mie labbra, salate e dolci al tempo stesso.
Riapro gli occhi: lei non c'è più.
Sparita... e con lei anche la casa da cui era uscita.

Devo camminare, devo riuscire ad arrivare a quei bagliori, ma sono così lontani...
C'è caldo, un caldo incredibile, ma io cammino ancora.
Passano ore, tante ore, ne sono certo.
Eppure il sole è sempre altissimo. Non scende mai la notte?
Più cerco di avvicinarmi ai bagliori, più mi rendo conto che sono lontanissimi.

Qualcuno mi sta venendo incontro... forse sono salvo!
E' un bambino.
Mi si avvicina, mi sorride... è bellissimo!
Provo a toccargli la spalla, ma scompare.

Allucinazioni?
O forse questo è un pianeta sul quale riemergono i nostri ricordi?
Eppure io non ricordo.
Quella donna, quel bambino sembrano appartenermi, ma non capisco come.
Di me non so nulla.
Ricordo solo che vengo dalla Terra e che sono un astronauta.
Ma ora dove mi trovo?
Vorrei tornare indietro, anche se non so perchè.
Sento che quei bagliori potrebbero riportarmi sulla Terra, se solo non fossero così lontani.

Ho sete, tanta sete... e sono stanchissimo.
Nella sabbia c'è qualcosa, adesso: è una chitarra elettrica.
Vorrei tanto poterla suonare.
Chissà, forse sulla Terra lo facevo.
Sulle labbra ho nuovamente il sapore delle lacrime.
Stavolta sono le mie.

Non riesco più a camminare.
Mi siedo... sono troppo stanco.
Chissà quanto tempo è passato... e il sole è sempre alto.
Un fiore... un fiore nella sabbia!
Sto morendo.

...

Ero un ingegnere.
Avevo un buon lavoro, una dolcissima moglie e un bellissimo bambino.
Abitavamo in una casa chiara, con porta e finestre marroni.
Un giorno me ne andai e non volli più tornare indietro.
Ero stanco della mia vita sempre uguale... e così ho viaggiato tanto, sulla Terra, nello spazio infinito della mia immaginazione.
Ho suonato, in una miriade di locali, la mia amata chitarra elettrica.

Una mattina mi sono svegliato nella mia stanza d'albergo di infima categoria... e l'ho vista piena di sabbia.
I bagliori della vita, del mio cuore... erano improvvisamente di nuovo presenti, ma in lontananza, troppo in lontananza.
Nella sabbia ho visto un fiore... e l'ho colto.
Non è stato difficile, in fondo, morire.

Sognatore è chi trova la sua via alla luce della Luna...
punito perché vede l'alba prima degli altri.

(Oscar Wilde)

La conoscenza non è cultura. Il campo della cultura comincia quando si è dimenticato "Non-so-che-libro".
(Ezra Pound)

L'uomo è tanto meno se stesso quanto più parla in persona propria; dategli una maschera e vi dirà la verità.
(Oscar Wilde)
 
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hans thomas
view post Posted on 29/7/2008, 16:25Quote

Utente cancellato






direi almeno di 15 o 16 mesi fa! ;)
 
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view post Posted on 29/7/2008, 22:13Quote

*Maan*

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 22/10/2009, 11:09


CITAZIONE (hans thomas @ 29/7/2008, 17:25)
direi almeno di 15 o 16 mesi fa! ;)

L'ultimo è di molti anni fa. Forse ti riferisci al primo? :)

Sognatore è chi trova la sua via alla luce della Luna...
punito perché vede l'alba prima degli altri.

(Oscar Wilde)

La conoscenza non è cultura. Il campo della cultura comincia quando si è dimenticato "Non-so-che-libro".
(Ezra Pound)

L'uomo è tanto meno se stesso quanto più parla in persona propria; dategli una maschera e vi dirà la verità.
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view post Posted on 14/9/2008, 21:00Quote
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somaro calzato e vestito

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 18/3/2009, 23:59


Tutto il tuo post è straordinariamente bello, Athy, dovunque tu sia. :)

CITAZIONE (Athaena @ 29/7/2008, 00:38)
Deckard, il blade runner che dovrebbe ucciderla, non sa ancora che Rachel potrebbe vivere ancora per molti anni, crede che lei stia per "scadere", ma ciò nonostante, se ne innamora... e nell'abbandonarsi dei due a un sentimento non previsto e senza futuro, c'è tutta la poesia dell'impossibile, il bisogno di afferrare e di stringere, quasi con violenza, ciò che non sarà mai davvero nostro: c'è proprio tutta la "perfezione dell'imperfezione".

Straquoto.
Credo che ciò che chiamiamo amore, in fondo, sia questo.

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3 replies since 28/7/2008, 23:28
 
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